Il 22 marzo 1986 segna una data che rimane impressa nella memoria collettiva italiana come uno dei più sconcertanti misteri di persone scomparse. Siamo a Cervinia, e quella mattina, Guido Giovanni Coen Castellino, un ragazzo di appena 13 anni nato a Torino il 29 dicembre 1972, svanì nel nulla sulle piste da sci del Plateau Rosa di Cervinia, in Valle d’Aosta, trasformando una giornata di vacanza familiare in un incubo che perdura ancora oggi, infatti al momento in cui scrivo, Guido risulta essere ancora nella terra degli scomparsi.
Ma andiamo per gradi.
Come dicevo poc’anzi, siamo a Cervinia negli anni ’80.
In quel periodo la città rappresentava una delle stazioni sciistiche più ambite d’Europa.
Il comprensorio del Plateau Rosa, con i suoi 3.400 metri di altitudine e la possibilità di sciare anche in estate grazie al ghiacciaio, attirava migliaia di turisti da tutto il mondo. La località, situata ai piedi del maestoso Cervino, era sinonima di sci d’élite ma anche di turismo familiare, con piste adatte a sciatori di ogni livello, sia per adulti che per bambini.
Quel maledetto 22 Marzo era una giornata primaverile ideale per un’escursione sciistica.
Le condizioni meteorologiche erano eccellenti, con cielo sereno e visibilità perfetta. Le piste erano affollate di sciatori che approfittavano del weekend per godersi gli ultimi giorni della stagione invernale.
Era proprio in questo contesto apparentemente sicuro, controllato e confortevole che si consumò il dramma della famiglia Coen Castellino.
I Coen erano una famiglia torinese benestante, ed era formata da Papà Coen, dalla mamma Margherita e da due fratellini, Guido di tredici anni e Carlo di anni nove.
Guido, il figlio più grande, era descritto come un ragazzo vivace e intelligente, appassionato di sport e particolarmente abile nello sci. La famiglia aveva l’abitudine di trascorrere le vacanze sulle montagne valdostane, e Cervinia era una delle loro destinazioni preferite.
Quel marzo del 1986, come molte altre famiglie italiane, i Coen Castellino avevano deciso di trascorrere un weekend sulla neve. Guido aveva con sé l’attrezzatura da sci completa e indossava abbigliamento sportivo tipico dell’epoca.
La famiglia aveva preso gli impianti di risalita per raggiungere le piste del Plateau Rosa, una delle zone più frequentate del comprensorio.
La scomparsa sulla posta di ghiaccio
Ciò che accadde nelle ore successive rimane a tutt’oggi avvolto nel mistero.
Secondo le ricostruzioni, Guido stava sciando insieme alla famiglia quando, in un momento che doveva essere di pochi istanti, il ragazzo scomparve dalla vista dei genitori. Le versioni su come avvenne la separazione sono rimaste vaghe nel corso degli anni, probabilmente per la comprensibile difficoltà della famiglia a rivivere quei momenti traumatici.
Io vi racconterò quella più verosimile, ripresa, quasi fedelmente, dalla compianta giornalista della Rai, Donatella Raffai.
Mentre la famiglia stava sciando, Carlo, il più piccolo si fermò, dicendo di non sentirsi molto bene… aveva il volto pallido. Lo videro piegarsi con aria molto sofferente, tutti pensarono che il malessere fosse dovuto all’altezza del luogo (3500 mt).
Suo fratello Guido, invece, pensava che lo facesse solo per ricevere delle attenzioni (normali gelosie tra fratelli).
Siccome l’intera famiglia si era fermata in un punto molto esposto al vento, videro che Guido tremava dal freddo e i genitori pensarono che fosse stato meglio che almeno lui scendesse ad aspettarli un po’ più a valle, 2/300 mt più avanti.
E così che Guido fece, lo videro fare l’ampia curva davanti a loro, successivamente Guido si trovò davanti ad un declivio e sparì alla vista dei suoi familiari.
Da quel momento non lo videro mai più.
Dopo una decina di minuti scesero piano piano convinti di incontrare Guido, ma arrivarono in fondo, fino ad un bivio, oltre 600 metri da dove si erano fermati.
Guido non c’era.
Pensando inizialmente a un semplice allontanamento momentaneo, come può capitare in una giornata di sci, percorsero le piste vicine chiamando il suo nome. Ma il ragazzo non rispose.
Con il passare dei minuti, l’apprensione si trasformò in vera e propria angoscia.
Guido non si vedeva, era come se fosse semplicemente svanito nel nulla.
Quando divenne chiaro che non si trattava di un semplice allontanamento volontario, scattarono immediatamente le ricerche ufficiali. Il Soccorso Alpino Valdostano fu allertato e in breve tempo furono mobilitate squadre di ricerca specializzate.
Giuliano Trucco del soccorso alpino, fece scendere i gatti delle nevi a perlustrare la zona dei ghiacciai.
Le forze dell’ordine locali, i Carabinieri e la Guardia di Finanza si unirono alle operazioni.
Le ricerche iniziali si concentrarono logicamente sulle piste da sci e sulle aree immediatamente adiacenti. Ogni metro quadrato del comprensorio fu battuto metodicamente e senza esclusione.
Vennero utilizzati sia mezzi terrestri che aerei, con elicotteri che sorvolarono tutta la zona per individuare eventuali tracce del ragazzo.
Le ricerche si protrassero per dieci giorni, estendendosi gradualmente a un’area sempre più vasta.
Alla fine, italiani e Svizzeri furono concordi su una cosa sola, in quel luogo Guido non c’era, era impossibile.
Man mano che le ricerche si prolungavano senza risultati, iniziarono a emergere diverse ipotesi su cosa potesse essere accaduto a Guido. Gli inquirenti e i soccorritori presero in considerazione varie possibilità, ognuna delle quali presentava aspetti problematici.
La prima ipotesi fu quella dell’incidente sciistico. Guido poteva essere caduto in un crepaccio o essere stato travolto da una valanga. Tuttavia, le condizioni della neve quel giorno erano ottimali e non si erano verificate valanghe nella zona. Inoltre, i crepacci accessibili erano stati tutti controllati.
Una seconda possibilità era che il ragazzo si fosse perso, magari imboccando una pista sbagliata o un sentiero fuoripista.
Ma Guido conosceva bene la zona ed era considerato uno sciatore esperto per la sua età. Inoltre, anche perdendosi, avrebbe dovuto prima o poi essere ritrovato o riuscire a chiedere aiuto.
La terza ipotesi, quella più inquietante, riguardava un possibile rapimento.
L’idea che qualcuno potesse aver sottratto il ragazzo dalle piste affollate sembrava improbabile, ma non poteva essere completamente esclusa. Furono condotte indagini approfondite in questa direzione, ma anche queste non portarono a risultati concreti.
C’era un fattore che non dobbiamo dimenticare, il ragazzo aveva un percorso obbligato, da li non sarebbe potuto uscire.
Il caso di Guido Coen Castellino il bambino scomparso a Cervinia catturò rapidamente l’attenzione dei media nazionali. La storia di un bambino scomparso durante una normale giornata di sci colpì profondamente l’opinione pubblica italiana.
Come poteva un bambino sparire nel nulla in un luogo pubblico, affollato e apparentemente sicuro?
Con il passare del tempo, le ricerche attive si ridussero gradualmente, anche se non furono mai ufficialmente interrotte. La famiglia Coen Castellino continuò a sperare e a cercare il figlio, battendo ogni pista possibile ed inimmaginabile.
Gli anni Novanta e Duemila videro occasionali rilanci mediatici del caso, spesso in concomitanza con anniversari della scomparsa o con il ritrovamento di altri casi simili. Ogni volta si riaccendeva la speranza che nuove tecnologie o nuove testimonianze potessero finalmente far luce sul mistero.
I genitori, tornati a torino, dopo la pubblicazione degli articoli sul Corriere della sera e sulla Stampa, dopo due giorni, ricevettero una telefonata alquanto misteriosa, che disse loro di cercare Guido nella zona di Zurigo.
La polizia italiana non diede molto peso a questa telefonata, perché secondo gli organi inquirenti, l’interlocutore era stato troppo vago… ma i genitori del ragazzo si recarono subito nella città svizzera per parlare con Willi Landis, funzionario della gendarmeria svizzera.
In quel periodo ci furono (in terra elvetica) altre due misteriosi sparizioni, quelle di due bambine, Sarah Oberson e Edith Trittenbass, e al tempo si pensò ad una connessione tra i tre casi.
Purtroppo anche in Svizzera vi fu un buco nell’acqua (non trovo altre info su quello che è stato fatto ai tempi, ergo evito di scrivere baggianate – ndr) e la coppia tornò a Torino.
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Nel frattempo arrivò Agosto, la neve si sciolse e i Coen tornarono a Cervinia per ricominciare le ricerche- ma anche in questo caso Guido non si trovò.
Nel corso degli anni, il caso di Guido Coen Castellino ha dato origine a numerose teorie e speculazioni. Alcuni hanno ipotizzato che il ragazzo possa essere caduto in una crepacciatura nascosta del ghiacciaio, dove il suo corpo sarebbe rimasto intrappolato e mai più ritrovato.
Altri hanno suggerito la possibilità di un rapimento pianificato, magari da parte di qualcuno che conosceva i movimenti della famiglia. Questa teoria, però, non ha mai trovato riscontri concreti nelle indagini, visto che nessuno aveva chiesto un riscatto, e quindi perché un rapimento?
Oggi, a distanza di quasi quattro decenni dalla scomparsa, Guido Coen Castellino il bambino scomparso a Cervinia rimane uno dei misteri irrisolti più toccanti e sconcertanti della cronaca italiana. La sua storia continua a interrogare investigatori, giornalisti e opinione pubblica.
La vicenda di Guido, almeno da parte mia, ha anche evidenziato l’importanza di non dimenticare mai chi è scomparso senza lasciare tracce. Ogni anno, centinaia di persone scompaiono in Italia senza che se ne trovino più tracce, lasciando le famiglie in un limbo emotivo devastante.
Per la famiglia Coen Castellino, quel 22 marzo 1986 ha rappresentato uno spartiacque che ha diviso la loro vita in un prima e un dopo. Il dolore di non sapere cosa sia accaduto al loro figlio, di non aver potuto dargli una sepoltura, di non aver avuto risposte, rappresenta una ferita che il tempo non è riuscito a rimarginare.
La speranza che un giorno si possa fare luce su questo mistero non è mai morta completamente. Nuove tecnologie, nuove testimonianze, nuove piste di indagine potrebbero sempre fare emergere qualcosa, nel frattempo, il ricordo di Guido continua a vivere, non solo nella memoria della sua famiglia, ma anche in quella di tutti coloro che credono che ogni persona scomparsa meriti di essere ricordata e cercata, sempre.
Se avete notizie su questo caso, vi prego, contattate la questura o i carabinieri di Torino.
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Non sono riuscito a trovare una foto del ragazzo,ho messo qualcosa che potesse dare l’idea della sua sparizione, chiedo scusa fin da adesso.